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La Direttiva (UE) 2024/825 e l’introduzione del Digital Product Passport come strumento per la Sostenibilità

  • Writer: Redazione
    Redazione
  • Aug 7, 2024
  • 5 min read

Secondo recenti ricerche, oltre il 40% dei consumatori predilige marchi che dimostrano un impegno concreto verso la sostenibilità. In un periodo di incertezza, la trasparenza diventa un asset cruciale per costruire relazioni solide e durature con i clienti per il mercato italiano.


Il 71% degli italiani afferma inoltre di valutare positivamente un brand se questo definisce una propria posizione pubblica sui temi della sostenibilità di impresa che spesso viene ricordata con l’acronimo E.S.G. (Enviromental/Ambientale, Social/Sociale e di Governance/Gestione Aziendale dal punto di vista degli Organi direttivi e amministrativi).


Tuttavia, il rischio di greenwashing resta elevato: il 59% dei consumatori riduce gli acquisti se percepisce dichiarazioni ingannevoli da parte del brand.


Questo evidenzia l'importanza di integrare i concetti e le prassi atte a raggiungere alti livelli di sostenibilità ossia in modo autentico e trasparente occorre intervenire con strategie aziendali, rimodulando la governance e i processi aziendali per monitorare gli impatti, definire road map virtuose per verificare lo stato e le migliori decisioni sia per l’impatto negativo, che positivo.


Direttiva (UE) 2024/825: Protezione dei Consumatori e Lotta al Greenwashing


In questo contesto, la Direttiva (UE) 2024/825 [1] del 28 febbraio 2024, recante “Responsabilizzazione dei consumatori per la transizione verde mediante il miglioramento della tutela dalle pratiche sleali e dell'informazione [2] assume un ruolo cruciale.


La direttiva mira a responsabilizzare i consumatori verso una transizione più sostenibile, migliorando la tutela dalle pratiche sleali e dall'informazione ingannevole, non dimenticando il Codice a Tutela del Consumatore e le note norme europee e nazionali a tutela della Concorrenza e del Mercato


Modifiche alla Direttiva 2005/29/CE sulle Pratiche Commerciali Sleali


La Direttiva 2024/825 modifica innanzitutto la Direttiva 2005/29/CE [3] la quale ha definito le  pratiche commerciali sleali tra imprese e consumatori vietate dall’Unione Europea.


Questo cambiamento è mirato anche a combattere il greenwashing, ovvero la pratica di presentare l’impresa o i suoi prodotti/servizi tramite affermazioni non completamente vere, se non addirittura false o fuorvianti anche sui temi dell'eco-compatibilità di un prodotto o di un servizio.


Le imprese che saranno sorprese a “praticare” il greenwashing potranno essere soggette a sanzioni severe. 


L'obiettivo è garantire che le informazioni fornite ai consumatori siano veritiere e non ingannevoli, permettendo così scelte di acquisto più informate e consapevoli.


Modifiche alla Direttiva 2011/83/UE sui Diritti dei Consumatori


La Direttiva 2024/825 modifica anche la Direttiva 2011/83/UE [4] anch'essa relativa ai diritti dei consumatori. 


Nello specifico la Direttiva UE “mira a riordinare, in chiave organica e sistematica, le norme comuni ai contratti negoziati fuori dai locali commerciali ed a quelli in materia di contratti a distanza in un unico corpus normativo, al fine di incentivare gli scambi commerciali transfrontalieri e ridurre i costi transattivi per consumatori ed imprese.” [5]


La modifica intervenuta ha lo scopo di rafforzare le protezioni esistenti e garantire che i consumatori siano meglio informati sulle caratteristiche contrattuali di ciò che acquistano e dunque anche sui criteri “sociali” e “ambientali” dei prodotti/servizi  che acquistano.


Le imprese sono dunque obbligate a fornire informazioni chiare e accurate riguardo l'impatto social e e ambientale dei loro prodotti/servizi. Ad esempio, se un prodotto è dichiarato come "sostenibile" o "eco-friendly", il brand dovrà supportare queste affermazioni con prove concrete e verificabili, o sarà sanzionabile.


Il Ruolo del Digital Product Passport (DPP)


Un'altra innovazione fondamentale che può supportare le imprese nella conformità con la Direttiva (UE) 2024/825 è il Digital Product Passport (DPP).


Questo strumento rappresenta il collegamento vitale tra i prodotti fisici e la loro identità digitale, offrendo informazioni essenziali riguardo la loro origine, storia e proprietà.


Case Study: Gucci e l’introduzione del DPP


Un esempio di successo nell'implementazione del Digital Product Passport (DPP) nel settore del lusso è rappresentato da Gucci. Nel 2023, Gucci ha introdotto il DPP per alcune delle sue collezioni di alta moda, con l'obiettivo di migliorare la trasparenza e la tracciabilità dei suoi prodotti.



Utilizzando la tecnologia blockchain, ogni prodotto Gucci dotato di un DPP contiene informazioni dettagliate sulla sua origine, i materiali utilizzati, e i processi di produzione. Questo non solo garantisce l'autenticità dei prodotti, ma permette anche ai consumatori di verificare l'impegno di Gucci verso pratiche sostenibili.


Attraverso il DPP, i clienti possono accedere a un portale digitale che racconta la storia del prodotto, inclusi dettagli sulla catena di approvvigionamento e le certificazioni di sostenibilità. Questa innovazione ha rafforzato la fiducia dei consumatori nel marchio, dimostrando come la trasparenza e la sostenibilità possano andare di pari passo con il lusso.


Vantaggi del Digital Product Passport


Il DPP offre molteplici benefici per i brand di lusso, tra cui:


  • Tracciabilità e Autenticità: garantisce che i consumatori possano verificare l'autenticità e la provenienza del prodotto

  • Diversificazione delle Entrate: permette l'implementazione di programmi di garanzia elettronica, programmi di fidelizzazione, protezione contro il furto e la perdita, e persino la possibilità di offrire NFT.

  • Arricchimento dei Database CRM: facilita una comunicazione diretta e personalizzata con i clienti.

  • Esperienze Innovative per i Clienti: migliora l'esperienza del cliente attraverso storytelling unici e coinvolgenti.


È possibile trovare un buon approfondimento sul sito di 4sustainability.


Implicazioni per i Brand


Per i brand, l'adozione della Direttiva (UE) 2024/825 e l'implementazione del Digital Product Passport rappresentano sia una sfida che un'opportunità


Da una parte, le imprese dovranno adeguare le loro pratiche di marketing e comunicazione, assicurandosi di poter sostenere ogni affermazione su temi sociali e ambientali con dati e prove concrete. Questo richiederà un maggiore investimento nella trasparenza e nella verifica delle pratiche sostenibili.


D'altra parte, i brand che riescono a dimostrare un impegno autentico e verificabile verso la sostenibilità potranno rafforzare la loro reputazione e costruire relazioni più solide con i consumatori.


La fiducia, infatti, è un elemento fondamentale: un brand in grado di ispirare fiducia sarà maggiormente capace di creare relazioni stabili, durature e di valore.


Implicazioni per i Consumatori


Per i consumatori, la Direttiva (UE) 2024/825 e il Digital Product Passport offrono una maggiore protezione e la possibilità di fare scelte di acquisto più consapevoli


Grazie a informazioni più chiare e affidabili, i consumatori potranno distinguere tra prodotti realmente sostenibili e quelli che non lo sono, riducendo il rischio di essere ingannati da pratiche di greenwashing o scorrette dal punto di vista Social.


La Direttiva (UE) 2024/825 e l'adozione del Digital Product Passport rappresentano inoltre un passo importante verso una maggiore trasparenza e sostenibilità nel mercato europeo.


Le imprese dovranno adattarsi a queste nuove norme, integrando la sostenibilità in modo autentico e dimostrabile nelle loro operazioni. I consumatori, dal canto loro, potranno beneficiare di una maggiore protezione e di informazioni più accurate, contribuendo a un mercato più sostenibile e responsabile. 


In un'epoca in cui la fiducia è essenziale, le imprese che riescono a dimostrare un impegno reale e trasparente verso la sostenibilità saranno quelle che costruiranno relazioni durature e significative con i loro clienti.



Note:


[2] Modificatrice delle Direttive 2005/29/CE e 2011/83/UE per quanto riguarda la responsabilizzazione dei consumatori per la transizione verde mediante il miglioramento della tutela dalle pratiche sleali e dell'informazione



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